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Tre suore, un grande progetto a Kamenge, Bujumbura, Burundi

TRE SUORE, UN GRANDE PROGETTO A KAMENGE, BUJUMBARA, BURUNDI

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Chiunque passava per il Burundi non poteva non passare per il Centro Giovani Kamenge. Centro per il quale lavoravano le tre suore italiane uccise in Burundi ieri. Pare in un tentativo di rapina del quale però sono ancora oscure dinamica e autori. 

Le tre suore – saveriane come l’anima e il motore del Centro Giovani, padre Claudio Marano – lavoravano nell’orbita di un progetto incredibile: un centro che raccoglieva 40 mila iscritti, giovani dai sedici ai trenta anni, che potevano convivere in un quartiere di Bujumbura, la capitale del Burundi, che era stato, durante la guerra civile, uno delle località più violente di tutto il paese. Il Centro Giovani ha una funzione affascinante e molto efficace, come ho avuto modo di constatare nello scorso aprile, quando ci ho passato una settimana nei giorni in cui si celebrava il ventennale del genocidio in Ruanda, paese gemello del Burundi. La funzione è quella di insegnare ai giovani a convivere, al di là della religione, dell’apartenenza etnica, del sesso, della collocazione politica. E finora il Centro ci è riuscito benissimo, semplicemente offrendo ai giovani un luogo, uno spazio e la fiducia che spesso non trovano nei politici e nella società.

Le tre suore uccise – Lucia Pulici e Olga raschietto (della terza non si conosce ancora il nome) – lavoravano a questo progetto.

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